Racine et Shakespeare (édition Martineau, 1928)/Appendice III/Chapitre IV

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Texte établi par Henri MartineauLe Divan (p. 283-285).
Appendice III — Du romanticisme dans les Beaux-arts.

CHAPITRE QUATRIÈME
Capitolo del bello nella declamazione.

Egli è particolarmente nella declamazione o nell’arte di recitare i drami sul teatro che con ogni grado di latitudine si scorge variare il Bello. Forze ovunque sin’adesso la declamazione non è che un’affettazione affato di convenzione e mancante di fondamenti nell’cuore dell’uomo. Questa declamazione nella sua qualità di cosa di convenzione e difficile a non riconoscere alla prima vista, vien sopra tutto ammirata dai stolti.

Io ritingo che l’Italia non sia fin’adesso spiegata sopra quello che vuol chiamar Bello, nell’arte di recitar i drami. La buona tragedia nota coll’ immortale Astigiano è stata fin’adesso tropo recitata.

Io ritingo che nella tragedia la seccantissima e ampolosissima affettiazione dei Francesi riesca affatto intolerabile all’Italia ; almeno cosi giudicai alla Canobiana nei tempi della Raucourt. Al contrario piaque generalmente lo slile francese nel dire la comedia. Ma l’Italia piu appassionata, vuol piu fuoco con ugual nobiltà e non minore urbanità. Suquesta strada, la Marchioni sembra vicina alla perfezione.

A mio parere, la rinovazione chiamala romanticismo trova solamente a mordere, in quest’arte, alla declamazione tragica. Per la sua e nostra infelicita, imito tropo i Francesi il grand’Alfieri ; apunto cosi imitano tropo i recitanti di oltramonte, i nostri comici. Cantano tropo, gridano tropo, non parlano abbastanza recitando i de’Marini, i Blanès, i Righeti. Se quest’ultimo volesse parlare la parte di Aristodemo, se non gridasse sino a perdere la respirazione, avressimo veduta ultimamente degnamente recitata la sublime tragedia del piu grande dei viventi poeti.

Credo che col tempo la declamazione tragica italiana andera ogni giorno piu ravvicinandosi alla declamazione inglese e tedesca che mi par vicinissima alla perfezione, perche vicinissima alla maniera colla quale parlano questi quando agitati d’amore coll’amica o di sdegno parlando coll nemico. Questo passo e piu facile in Italia che allrove, particolarmente in Francia, e questo perche abbiamo ritenuta piu naturalezza e preso mene affettazione di quel che chiamano bon ton nella nostra maniera di far sentire i nostri sensi.

Ecco il nostro vantaggio, lo svantaggio nostro e che fuor di Firenze e di Roma si parla sulla scena pur tropo un’altra lingua che nella societa.

Avro io l’ardire di esporre un pensiero ultraromantico ? Mi asserisce un mio amico ch’io lo fo malissimo e da vero spensierato, stampando l’idea seguente che rechera non poco vantaggio alla parte avversa. Ma se tali riguardi io alcoltassi, sarei io romantico ?

Dunque io diro, perche lo credo vero, che la vera nostra comedia, io m’intendo, la comedia che fa ridere, notate quel punto, deve esser scrita in meneghin a Milano, corne in veneziano a Venezia. La prova di questo si e che i nostri poemetti in meneghin ci fan piu ridere e di miglior core che tutti le Lusinghieri e tutti i Desperati per eccesso di buon cuore del mondo.