Page:Rousseau - Collection complète des œuvres t7.djvu/436

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Or questa effige lor di là rapita
Voglio che tu di propria man trasporte ;
E la riponga entro la tua Meschita :
Io poscia incanto adoprerò si forte,
Ch’ogni or, mentre ella qui sia custodita,
Sarà fatal custodia a queste porte ;
Tra mura inespugnabili il tuo impero
Securo sia per novo alto mistero.


Si disse, e’l persuase : e impaziente
Il Re sen corse alla magion di Dio
E sforzò i Sacerdoti, e irreverente
Il casso simulacro indi rapio ;
E portollo a quel tempio, ove sovente
S’irrita il Ciel col folle culto e rio.
Nel profan loco, e su la sacra imago
Susurrò poi le sue bestemmie il Mago.


Ma come apparse in ciel l’alba novella,
Quel, cui l’immondo tempio in guardia è data,
Non rivide l’immagine ; dov’ella
Fu posta, e invan cerconne in altro lato.
Tosto n’avvisa il Re, ch’alla novella
Di lui si -mostra fieramente irato :
Ed immagina ben, ch’alcun fedele
Abbia facto quel furto, e che se’l cele.