Page:Rousseau - Collection complète des œuvres t7.djvu/466

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Dunque suso a Macon recar mi giova
Il miracol dell’opra, ed ei la fece,
Per dimostrar che i tempj suoi con nova
Religion contaminar non lece.
Faccia Ismeno incantando ogni sua prova ;
Egli, a cui le malie son d’arme in vece :
Trattiamo il ferro pur noi cavalieri ;
Quest’arte è nostra, e’n questa sol si speri.


Tacque, ciò detto : e’l Re, bench’a pietade
L’irato cor difficilmente pieghi,
Pur compiacer la voile : e’l persuade
Ragione, e’l move autorità di preghi.
Abbian vita, rispose, e libertade,
E nulla a tanto intercessor si neghi.
Siasi questa o giustizia, ovver perdono,
Innocenti gli assolvo, e rei gli dono,


Cosi furon disciolti. Avventuroso
Ben veramente fu d’Olindo il sato ;
Ch’atto potè mostrar, che’n generoso
Petto alfine ha d’aurore amor destato,
Va dal rogo alle nozze, ed è, già sposo
Fatto di reo, non pur d’amante amato.
Volle con lei morire : ella non schiva,
Poiché seco non muor, che seco viva.

FIN.